La via per Shambhala

We Take Care Of Our Own

giodoc 20 gennaio 2012 #sentito 6 commenti

La premessa sarebbe questa:

Premio Gigi Reder We Take Care Of Our Own

 

In perfetto spregio delle regole, sostengo che non si può partecipare ad un concorso dopo aver sostenuto inconsapevole prova. Ed inoltre, poiché si tratta di Springsteen e non del Boss (differenza che ormai dovrebbe essere chiara), sostengo che questo è il mio ufficiale contributo.
A seguire, ecco il mio personalissimo adattamento linguistico e geografico dell’ultimo singolo del Signore del Rock. Il video annesso contiene il testo per il karaoke, come da bando.

 

Per l’amor del Cielo, se mai l’abbiamo avuta un tempo, la curiosità c’è passata da un pezzo.

I vostri inqualificabili comportamenti, le vostre irricevibili idiozie. Cosa volete che ci importi, ormai, della vostra mobilia?

Che valore ha un trono, una poltrona o un lettone russo, quando le terga che lo occupano sono quelle di un ladro e/o coglione?

A casa. Vogliamo tornare a casa. Solo quello.

E lo faremo alla vecchia maniera, chè, anche ad avere soldi per il taxi, in giro non se ne trovano più.

Tutti a manifestare.

E pure il nostro TomTom è saltato, chè, quando si accorge che nella memory card c’è la mappa dell’Italia, quella troia della voce campionata sghignazza e ripete ad libitum: «Tornate indietro quando potete».

Ce la caveremo da soli. Che sorpresona.

E manco la strada sgombra dalle macerie ci avete lasciato.

La sede stradale è tutta scassata, e piena di monnezza, come sull’Asse Mediano.

Le crepe nell’asfalto sono i nostri cuori inariditi, la monnezza le  buone intenzioni putrefatte e maleodoranti.

Per disorientarci ulteriormente, ci avete sabotato il Tricolore. Vi siete fottuti il verde*.

Sticazzi, ce la caveremo lo stesso.

Tutti, insieme. Da Canicattì a Vicenza. Dalle baracche allo stadio di San Siro.

La voce di questo Paese la sentirete ancora.

Da soli, chè la Cavalleria è rimasta a casa, e questa cazzo di tromba che dite voi non l’ha sentita nessuno.

Ce la caveremo, con quello che abbiamo ancora oppure pensando a quanto sarà bello il giorno in cui recuperemo quel che ci avete rubato.

Gli occhi capaci ancora di vedere.

I cuori capaci ancora di misericordia.

L’amore incapace di abbandono.

La forza del lavoro che rende le nostre mani, la nostra anima, libere.

Lo Spirito, non quello della vostra Chiesa, capace di regnare su di noi.

La Promessa di un Paese libero, da un estremo all’altro di questo benedetto Stivale**.

E vediamo chi ha la testa più dura.

 
* citazione da testo di Ivano Montano, interpretato da Ciro Girardi. Lo trovate qui.
** nel testo originale: “from sea to shining sea”, verso dalla canzone patriottica “America the Beautiful” 

 

Questa session di musica e parole partecipa al Premio Gigi Reder
come anche:
Sembrava un gioco - by lillina

California Dreamin’  – by melusina

Mi va di cantare  – by giodoc

Ho giocato a calcio - by hombre

Poi - by la donna camel

Emozioni - by melusina

La banda degli ifoughtthelaw – by cielosopramilano

Il disadorno arredo dell’amore – by Solo testo

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About The Author

Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.

6 Comments

  1. lillina 20 gennaio 2012 at 09:33

    Superlativo in tutti i sensi…anche perchè immagino il soriso che si accenderà in faccia al perquisito quando lo vedrà!

  2. melusina 20 gennaio 2012 at 13:20

    Trascinante. Grazie per l’emozione.

  3. MaiMaturo 20 gennaio 2012 at 18:28

    MI piace molto. Ha ragione Melusina: è un post trascinante.

  4. Hombre 20 gennaio 2012 at 21:44

    link aggiornato, trascinatore.
    E vediamo chi ha la testa più dura – zucconi si vince!

  5. Dario 21 gennaio 2012 at 20:26

    Da Canicattì a Vicenza, sì trascinante e ottimista quanto basta :-)

  6. la donna camèl 22 gennaio 2012 at 14:56

    Sì che ce la caveremo! olè!

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